c'èra un albero di natale gigante sulla montagna davanti alla mia stanza. non ho mai saputo di chi fosse, nè quanto fosse realmente grande e la cosa non mi è mai importata. nel buio della notte si perdeva in una macchia scura e non riuscivo il giorno dopo ad inviduare in che zona potesse stare. forse anche per questo era bello e magico. aveva un gioco di luci bellissimo, cambiava spesso... prima la punta, poi magari una veloce raggiera da destra a sinistra o luci alternate partendo dal fondo per poi ricoprire l'intero albero o ancora un'intermittenza di colori. lo aspettavo verso l'8 dicembre e quando lo vedevo per me cominciava natale. natale periodo di gioia allo stato puro, mettere le decorazioni, comprare regalini, mettere i pacchi sotto l'albero, vedere le luci in giro, il freddo, la neve (a volte), pandori e panettoni come se piovesse... quei rituali che impari pian piano dall'infanzia, la messa di mezzanotte i torcetti all'uscita col vin brulè, alzarsi presto la mattina perché la curiosità non lascia dormire, trascinare i nonni, i genitori, la zia ospite d'onore sotto l'albero e scartare il tutto... mettere sullo stereo il nuovo cd regalato a papà, cucinare per il pranzo... quei rituali che vorresti restassero così per sempre. ma quell'albero sulla montagna da un po' di anni non c'è più, ci sono sempre altre luci ma molto più piccole e nulla più riuscirà ad illuminare la montagna come quell'albero. non so che fine abbia fatto ma mi manca. e mi manca il mio natale infantile e i suoi protagonisti. ma il bello dei rituali è farli nascere, crederci e renderli tali. e allora sono sempre pronta a trovarne di nuovi...
dopodomani parto e non so quanto avrò tempo domani di passare di qua... buon natale a chiunque legga!
